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Luigi Pirandello
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Luigi Pirandello (Girgenti, 28 giugno 1867Roma, 10 dicembre 1936) è stato un drammaturgo, scrittore e poeta italiano, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1934.

Per la sua produzione, i temi affrontati e l'innovazione del racconto teatrale è considerato tra i più importanti drammaturghi del mwbgXX secolo. Tra i suoi lavori spiccano diverse novelle e racconti brevi (in mwbwitaliano e in mwcasiciliano) e circa quaranta drammi, l'ultimo dei quali incompleto.

Contents

Teatro
Saggi
Poesia
Opere
Note

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Biografia

«Io son figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché son nato in una nostra campagna, che trovasi presso ad un intricato bosco denominato, in forma dialettale, Càvusu dagli abitanti di Girgenti, corruzione dialettale del genuino e antico vocabolo greco "Kaos".»

(Luigi Pirandello)

La famiglia

Luigi Pirandello, figlio di Stefano Pirandello e Caterina Ricci Gramitto, appartenenti a mwhwfamiglie di agiata condizione mwiaborghese, dalle tradizioni mwiqrisorgimentali, nacque nel 1867 in contrada "Càvusu" della città siciliana di Agrigento (denominata Girgenti fino al 1927).cite-ref-1[1]cite-ref-2[2]

Nell'imminenza del parto, che doveva avvenire a mwkwPorto Empedocle, a causa di un'mwlaepidemia di mwlqcolera che stava colpendo la mwlgSicilia, il padre Stefano aveva deciso di trasferire la mwlwfamiglia in un'isolata tenuta di mwmacampagna per evitare il contatto con la pestilenza. Porto Empedocle sino al 1863 si chiamava Molo di Girgenti e sino al 1853 era stata una mwmqborgata (mwmgfrazione) dello stesso comune di Girgenti.

Il padre, Stefano Pirandello, aveva partecipato tra il 1860 e il 1862 alle imprese mwnagaribaldine; aveva sposato nel 1863 Caterina, sorella di un suo commilitone, Rocco Ricci Gramitto.

Il nonno materno di Luigi, Giovanni Battista Ricci Gramitto, era stato tra gli esponenti di spicco della mwngrivoluzione siciliana del 1848-49 e, escluso dall'mwnwamnistia al ritorno del mwoaBorbone, era fuggito in mwoqesilio a mwogMalta dove era morto un anno dopo, nel 1850, a soli 46 anni.cite-ref-3[3] La famiglia di Pirandello viveva in una situazione economica agiata, grazie al mwpwcommercio e all'estrazione dello mwqazolfo.cite-ref-4[4]

I primi anni

L'infanzia di Pirandello fu serena ma, come lui stesso avrebbe raccontato nel 1935, fu caratterizzata anche dalla difficoltà di comunicare con gli adulti e in specie con i suoi genitori, in modo particolare con il padre. Questo lo stimolò ad affinare le sue capacità espressive e a studiare il modo di comportarsi degli altri per cercare di corrispondervi al meglio.

Fin da ragazzo soffriva d'mwtainsonnia e dormiva abitualmente solo tre ore per notte.cite-ref-5[5]

Il giovane Luigi era molto devoto alla mwvgChiesa cattolica a causa dell'influenza esercitata su di lui da una domestica di famiglia, la quale lo avvicinò alle pratiche religiose, inculcandogli però anche credenze mwvwsuperstiziose, fino a convincerlo della paurosa presenza degli "mwwaspiriti". La chiesa e i riti della mwwqconfessione religiosa gli permettevano di accostarsi a un'esperienza di mwwgmisticismo, che cercò di raggiungere in tutta la sua esistenza.cite-ref-6[6]

Si allontanò dalle pratiche religiose per un avvenimento apparentemente di poco conto: un prete aveva truccato un'estrazione a sorte perché il giovane Luigi vincesse un'immagine sacra; questi rimase così deluso dal comportamento inaspettatamente scorretto del sacerdote che non volle più avere a che fare con la Chiesa, mettendosi a praticare una religiosità del tutto diversa da quella tradizionale.cite-ref-7[7]

Dopo l'istruzione elementare impartitagli privatamente, nel 1878 fu iscritto dal padre alla regia scuola tecnica di Girgenti, ma durante un'estate preparò, all'insaputa del padre, il passaggio agli studi classici. In seguito a un dissesto economico, la famiglia si trasferì a Palermo, dove il quattordicenne Luigi frequentò il regio ginnasio mwzqVittorio Emanuele II e dove rimase anche dopo il rientro dei suoi, nel 1885, a Porto Empedocle. Qui si appassionò subito alla mwzgletteratura. A soli undici anni scrisse la sua prima opera, mwzwBarbaro, andata perduta. Per un breve periodo, nel 1886, aiutò il mwaapadre nel commercio dello zolfo, e poté conoscere direttamente il mondo degli operai nelle mwaqminiere e quello dei facchini delle banchine del mwagporto mercantile.

Iniziò i suoi studi mwbauniversitari a mwbqPalermo nel 1886, per recarsi in seguito a mwbgRoma, dove continuò i suoi studi di mwbwfilologia romanza che poi, anche a causa di un insanabile conflitto con il mwcarettore dell'ateneo capitolino,cite-ref-8[8] dovette completare, su consiglio del suo maestro mwdqErnesto Monaci, a mwdgBonncite-ref-9[9] (1889).

A Bonn, importante centro culturale di quei tempi, Pirandello seguì i corsi di mwfafilologia romanza ed ebbe l'opportunità di conoscere grandi maestri come mwfqFranz Bücheler, mwfgHermann Usener e mwfwRichard Förster. Si laureò nel 1891 con una tesi sulla parlata agrigentina, mwgamwgqFoni ed evoluzione fonetica del mwggdialetto di Girgenti (mwgwLaute und Lautentwicklung der Mundart von Girgenti), in cui descrisse il dialetto della sua città e quelli dell'intera provincia, che suddivise in diverse aree linguistiche. Il tipo di studi gli fu probabilmente di fondamentale aiuto nella stesura delle sue opere, dato l'alto grado di purezza della mwhalingua italiana utilizzata. Durante il periodo di assenza dalla Sicilia, Pirandello teneva costantemente aggiornati i familiari su ciò che stava scrivendo e progettando, millantando però successi ed incontri inesistenti. Tra l'altro fece credere che la tesi e la laurea fossero imminenti - cosa ben lungi dal vero - al solo scopo di farsi inviare del denaro per acquistare l'abito per la cerimonia.cite-ref-andreoli-10-0[10]

Nella città tedesca, alla fine di gennaio del 1890, conobbe a una festa in maschera la giovane Jenny Schulz-Lander, della quale si innamorò e con cui andò ad abitare nella pensione tenuta dalla madre della ragazza.cite-ref-11[11] A lei dedicò i versi di mwjgmwjwPasqua di Gea, dove la descrive come «lucifera fanciulla, tu che il mio tutto sei e pur, forse, sei nulla» e la ricordò anche nei versi di mwkaFuori di chiave: «Fuori la neve eterna fiocca; / piano l'uscio s'apre e, un dito in bocca, / entra scalza Jenny...»cite-ref-12[12] Quarant'anni dopo, Pirandello, ormai famoso, durante un soggiorno a mwlqNew York, ricevette un biglietto, a cui non rispose, da Jenny, che nel frattempo era diventata scrittrice.cite-ref-13[13]

Il matrimonio

Nel 1892 Pirandello si trasferì a mwoaRoma, dove poté mantenersi grazie agli assegni mensili inviati dal padre. Qui conobbe mwoqLuigi Capuana che lo aiutò molto a farsi strada nel mondo letterario e che gli aprì le porte dei salotti intellettuali dove ebbe modo di conoscere giornalisti, scrittori, artisti e critici.

Nel 1894, a Girgenti, Pirandello sposò Maria Antonietta Portulano (1871-1959), figlia di un ricco socio del padre e cugina di secondo grado. Questo mwowmatrimonio concordato soddisfaceva soprattutto gli interessi economici della famiglia di Pirandello.cite-ref-14[14] Nonostante ciò tra i due coniugi nacque veramente l'mwqaamore e la mwqqpassione. Grazie alla mwqgdote della moglie, la coppia godeva di una situazione molto agiata, che permise ai due di trasferirsi a mwqwRoma.

Nel 1895 nacque il primo figlio mwrqStefano (1895-1972), a cui seguirono, due anni dopo, Rosalia "Lietta" Caterina (1897-1971) e dopo altri due anni, mwrgFausto Calogero (1899-1975).

Il crollo finanziario e la malattia della moglie

Nel 1903 un allagamento e una mwsqfrana nella miniera di zolfo di mwsgAragona di proprietà del padre, nella quale era stata investita parte della mwswdote di Antonietta e da cui anche Pirandello e la sua famiglia traevano un notevole sostentamento, li ridusse sul lastrico.cite-ref-sistema-letterario-15-0[15]

Questo avvenimento accrebbe il disagio mentale, già manifestatosi, della moglie di Pirandello, Antonietta. Ella era sempre più spesso affetta da attacchi di gelosia a causa dei quali o lei rientrava dai genitori in Sicilia o Pirandello era costretto a lasciare la casa. Il disturbo prese la forma di attacchi schizo-paranoidi con passaggi all'atto, che la portavano a scagliarsi contro tutte le donne che parlassero con il marito o che lei pensava che volessero avere un qualche tipo di rapporto con lui; perfino la figlia Lietta subì aggressioni fisichecite-ref-16[16] e, a causa del comportamento della madre, tentò il suicidio e poi se ne andò di casa.cite-ref-17[17] La chiamata alle armi di Stefano nella mwwqGrande Guerra peggiorò ulteriormente la situazione mentale della madre.cite-ref-antonietta-18-0[18]

Nel 1905 Pirandello portò la moglie in soggiorno a mwxwChianciano Terme assieme ai figli, dove rimasero per due mesi in quello che lo scrittore definì «il paesello annidato sul colle ventoso proprio dirimpetto della mwyaCollegiata».cite-ref-19[19] Due novelle contenute nel libro mwzqmwzgNovelle per un anno sono ambientate in questo paese: mwzwmw0aAcqua amara e mw0qmw0gPallino e Mimì.

Solo diversi anni dopo, nel 1919, egli, ormai disperato, acconsentì che Antonietta fosse allontanata da casa pur ricevendo sempre le visite di figli e nipoti.cite-ref-sistema-letterario-15-1[15]cite-ref-antonietta-18-1[18] Antonietta Portulano morì in una clinica per malattie mentali di mw3aRoma, sulla via Nomentana, nel 1959, a 88 anni di età.cite-ref-antonietta-18-2[18] La malattia della moglie portò lo scrittore ad approfondire, avvicinandosi alle nuove teorie sulla mw4qpsicoanalisi di mw4gSigmund Freud, lo studio dei meccanismi della mw4wmente e ad analizzare il comportamento sociale nei confronti della malattia mentale.cite-ref-antonietta-18-3[18]

Spinto dalle ristrettezze economiche e dallo scarso successo delle sue prime opere letterarie e avendo come unico impiego fisso la cattedra di mw6qstilistica all'Istituto superiore di mw6gmagistero femminile (cattedra che tenne dal 1897 al 1922)cite-ref-sistema-letterario-15-2[15], lo scrittore dovette impartire lezioni privatecite-ref-sistema-letterario-15-3[15] di italiano e di mw8wtedesco, dedicandosi anche intensamente al suo lavoro letterario. Dal 1909 iniziò anche una collaborazione con il mw9amw9qCorriere della Sera.

Il primo grande successo

Il suo primo grande successo fu il mw-aromanzo mw-qmw-gIl fu Mattia Pascal. Secondo la leggenda, sarebbe stato scritto nelle notti di veglia alla moglie paralizzata alle gambe, circostanza che in realtà manca di riscontri effettivi.cite-ref-20[20]cite-ref-21[21] Il libro fu pubblicato nel 1904 e immediatamente tradotto in diverse lingue. La critica non diede subito al romanzo il successo che invece ebbe tra il pubblico. Numerosi critici non colsero il carattere di novità del romanzo, come d'altronde di altre opere di Pirandello. Questo ferì moltissimo l'amor proprio di Pirandello, che se la prese, in varie occasioni, con coloro che riteneva ingiustamente celebrati dalla critica, tra cui mwaqcD'Annunzio e mwaqgPascoli. All'uscita dei mwaqkmwaqoCanti di Castelvecchio e delle mwaqsmwaqwLaudi, confessò di detestarli nel modo più assoluto. Lo urtarono anche sia il fatto che D'Annunzio non lo degnò nemmeno di una replica, sia il sarcasmo di Pascoli che gli affibbiò il nomignolo: "Pindirindello".cite-ref-andreoli-10-1[10]

Perché Pirandello arrivasse al successo definitivo si dovette aspettare il mwari1922, quando si dedicò totalmente al teatro. Lo scrittore siciliano aveva rinunciato a scrivere opere teatrali, quando l'amico mwarmNino Martoglio gli chiese di mandare in scena nel suo Teatro Minimo presso il Teatro Metastasio di Roma alcuni suoi lavori: mwarqmwaruLumie di Sicilia e lmwary'mwarcEpilogo, un atto unico scritto nel mwarg1892. Pirandello acconsentì e la rappresentazione dei due atti unici, il mwark9 dicembre mwaro1910, ebbe un discreto successo. Tramite i buoni uffici del suo amico Martoglio, anche mwarsAngelo Musco volle cimentarsi con il teatro pirandelliano: Pirandello tradusse per lui in mwarwsiciliano mwar0Lumie di Sicilia, rappresentato con grande successo al Teatro Pacini di Catania il 1º luglio 1915.

Cominciò da questa data la collaborazione con Musco, che si guastò dopo qualche tempo per la diversità di opinioni sulla messa in scena della commedia mwar8mwasaLiolà nel novembre del 1916 al teatro Argentina di Romacite-ref-22[22]: «Gravi dissensi» di cui Pirandello scriveva nel 1917 al figlio Stefano.cite-ref-23[23]

Dalla Grande Guerra al Nobel: il successo internazionale

La guerra fu un'esperienza dura per Pirandello; il figlio Stefano venne infatti imprigionato dagli mwas0austriaci, e, una volta rilasciato, ritornò in Italia gravemente malato e con i postumi di una ferita. Durante la guerra, inoltre, le condizioni psichiche della moglie si aggravarono al punto da rendere inevitabile il ricovero in mwas4manicomio (1919), dove rimase, come detto, fino alla morte.cite-ref-antonietta-18-4[18] Dopo la guerra, lo scrittore si immerse in un lavoro frenetico, dedicandosi soprattutto al teatro. Nel 1925 fondò la Compagnia del mwatmTeatro d'Arte di Roma con due grandissimi interpreti dell'arte pirandelliana: mwatqMarta Abba e mwatuRuggero Ruggeri. Con questa compagnia cominciò a viaggiare per il mondo: le sue commedie vennero rappresentate anche nei teatri di mwatyBroadway.

Nel giro di un decennio arrivò a essere il drammaturgo di maggior fama nel mondo, come testimonia il mwatgpremio Nobel per la letteratura ricevuto nel 1934,cite-ref-antonietta-18-5[18] "per il suo ardito e ingegnoso rinnovamento dell'arte drammatica e teatrale".cite-ref-24[24] Degno di nota fu lo stretto rapporto con la giovane Abba, sua mwauemusa ispiratrice, della quale Pirandello, secondo molti biografi e conoscenti, era innamorato forse solamente in maniera mwauiplatonica.cite-ref-andreoli-25-0[25]cite-ref-26[26]cite-ref-27[27]

Molte delle opere pirandelliane cominciavano intanto a essere trasposte al cinema: Pirandello andava spesso ad assistere alla lavorazione dei film; andò anche negli mwavaStati Uniti d'America, dove famosi attori e attrici di mwaveHollywood, come mwaviGreta Garbo, interpretavano i suoi soggetti. Nell'ultimo di questi viaggi (1935) andò a trovare, su invito, mwavmAlbert Einstein a mwavqPrinceton. In una conferenza stampa, Pirandello difese con veemenza la politica estera del fascismo, come la mwavuguerra d'Etiopia, e accusando i giornalisti statunitensi di ipocrisia, citando il colonialismo contro i mwavynativi americani.cite-ref-28[28]

Alcuni critici accostavano Pirandello ad Einstein poiché il primo era narratore della relatività dell'Io. Il contenuto del loro incontro rimase segreto.cite-ref-29[29]

Pirandello e la politica: l'adesione al fascismo

Pirandello non aveva mai preso specifiche posizioni politiche, tranne l'ammirazione per il mwawipatriottismo garibaldino di famiglia. L'idea politica di fondo di Pirandello era legata principalmente a questo patriottismo mwawmrisorgimentale. Una sua lettera apparsa nel 1915 sul mwawqmwawuGiornale di Sicilia testimonia gli ideali patriottici della famiglia, proprio nei primi mesi dallo scoppio della mwawyGrande Guerra durante la quale il figlio Stefano fu fatto prigioniero dagli austriaci e rinchiuso, per la maggior parte della prigionia, nel mwawccampo di concentramento di Pian di Boemia, presso mwawgMauthausen. Pirandello non riuscì a far liberare il figlio malato, neppure con l'intervento del mwawkpapa Benedetto XV.cite-ref-30[30]

Nella sua vita condivise alcune delle idee dei giovani mwaw8Fasci siciliani e del mwaxasocialismo; ne mwaxemwaxiI vecchi e i giovani si nota come l'idea politica di Pirandello fosse stata oscurata dalla riflessione "umoristica". Per Pirandello, i siciliani avevano subìto le peggiori ingiustizie dai vari governi italiani: è questa l'unica idea forte che ci presenta.

Nella mwaxqprima guerra mondiale, fu un mwaxuinterventista, anche se avrebbe preferito che il figlio non partecipasse in prima linea alla guerra, cosa che invece Stefano fece, arruolandosi volontario immediatamente e rimanendo ferito e prigioniero degli austriaci, situazione che fu estremamente angosciosa per lo scrittore.cite-ref-31[31] Nel mwaxoprimo dopoguerra, non aderì subito ai mwaxsFasci di combattimento, tuttavia pochi anni dopo rese esplicita l'adesione al mwaxwfascismo. Il 28 ottobre 1923 fu ricevuto da Mussolini a Palazzo Chigi. Il 17 settembre 1924 Pirandello chiese l'iscrizione al mwax0PNF, inviando un mwax4telegramma a mwax8Mussolini, pubblicato subito dall'mwayaagenzia Stefani:

«Eccellenza, sento che questo è per me il momento più proprio di dichiarare una fede nutrita e servita sempre in silenzio. Se l'E.V. mi stima degno di entrare nel

Partito Nazionale Fascista

, pregerò come massimo onore tenermi il posto del più umile e obbediente gregario. Con devozione intera.

»

Il telegramma arrivava in un momento di grande difficoltà per il presidente del Consiglio, dopo il ritrovamento il 16 agosto del corpo dell'onorevole mwaywGiacomo Matteotti.cite-ref-fasci-32-1[32]cite-ref-34[34]

Nel 1925 Pirandello fu tra i firmatari del mwazsManifesto degli intellettuali fascisti, redatto da mwazwGiovanni Gentile. L'adesione di Pirandello al mwaz0Fascismo fu per molti imprevista e sorprese anche i suoi più stretti amici; sostanzialmente egli, per un certo mwaz4conservatorismo che comunque aveva, guardava al mwaz8Duce come riorganizzatore di una società in disfacimento e ormai completamente disordinata.cite-ref-aste-35-0[35]

Potrebbe apparire un punto di contatto tra Pirandello e il fascismocite-ref-36[36] il sostenuto mwaakrelativismo filosofico di entrambi. In realtà ben diverso è il relativismo morale fascista fondato sull'attivismo mwaaosorelianocite-ref-37[37]cite-ref-38[38] e il relativismo esistenziale pirandelliano che si richiama all'originario movimento scettico-razionale europeo della fine del XIX secolo e l'inizio del XX.cite-ref-int-39-0[39]

«Pirandello si fa interprete di un relativismo pessimistico, angosciato, negatore di ogni certezza, del tutto incompatibile con l'ansia attivistica o relativistica - positiva - del nostro tempo.

»

Sempre nel solco di Amendola e dei critici antifascisti vi è anche un commento più pragmatico alla sua iscrizione al Partito fascista, la quale avrebbe avuto origine nel suo ricercare finanziamenti per la creazione della sua nuova mwacicompagnia teatrale, che avrebbe così avuto il sostegno del regime e le relative sovvenzioni, anche se il governo, perfino dopo il Nobel, gli preferì sempre mwacmGabriele D'Annunzio e mwacqGrazia Deledda, anche lei vincitrice del premio, come letterati ideali del regime, mentre Pirandello ebbe molta difficoltà a reperire i fondi statali, che Mussolini spesso non voleva concedergli.cite-ref-andreoli-25-1[25]cite-ref-pol-40-0[40]

Clamoroso fu il gesto del 1927, narrato da mwac4Corrado Alvaro,cite-ref-41[41] in cui Pirandello a Roma strappò la sua tessera del partito davanti agli occhi esterrefatti del Segretario Nazionale.cite-ref-42[42] Nonostante ciò, una rottura aperta col fascismo non si consumò mai.cite-ref-aste-35-1[35] Anzi, quello stesso anno sul quotidiano mwadsL'Impero del 12 marzo, apparve una sua intervista con tanto di foglio autografo dell'autore stampato in prima pagina: «Mussolini non trova paragoni nella storia, mai esistito un condottiero che abbia saputo dare al suo popolo una così viva impronta della sua personalità».cite-ref-43[43]

Nel 1928 si concluse senza troppa fortuna l'esperienza del mwaeeTeatro d'Arte cominciata quattro anni prima; dopo lo scioglimento, in tacita polemica con il regime fascista che a suo avviso era troppo parco di sostegno ai suoi progetti teatrali, Pirandello si ritirò per qualche mese a Berlino insieme a mwaeiMarta Abba, mwaemprimadonna della compagnia. Forse a parziale compensazione di questo mancato sostegno, nel 1929 Pirandello fu uno dei primi 30 accademici, nominati direttamente da Mussolini, della neo costituita mwaeqReale Accademia d'Italia.

Nel 1935, in nome dei suoi ideali patriottici, partecipò alla raccolta dell' "mwaeyoro per la patria" donando la medaglia del premio Nobel ricevuto l'anno prima,cite-ref-44[44] gesto compiuto, tra gli altri, anche dall'mwaesantifascista mwaewBenedetto Croce, che donò la medaglia da senatore.

Questa scelta di adesione al regime è stata spesso sia minimizzata sia accentuata dalla critica, poiché sostanzialmente l'ideologia fascista non ebbe mai parte nella vita e nell'opera pirandelliana, abbastanza avulse dalla realtà politica, cosicché egli non fu in grado di vedere e giudicare le violenze fasciste; tuttavia il contenuto idealmente mwae4anarchico, mwae8pessimista e quasi sempre anti-sistema delle sue opere era guardato con sospetto da molti intellettuali e uomini politici del PNF, che non lo consideravano degno di una vera "arte fascista".cite-ref-45[45] La critica fascista non sempre esaltava le opere di Pirandello, spesso considerandole non conformi agli ideali fascisti: vi si vedeva una certa insistenza e considerazione di quella borghesia altolocata (che pure Pirandello non amava particolarmente) che il fascismo formalmente condannava come corrotta e decadente. Gli arzigogoli filosofici dei personaggi dei drammi borghesi pirandelliani erano considerati quanto di più lontano dall'attivismo fascista.cite-ref-46[46]

Anche dopo l'attribuzione del Nobel, parecchi suoi lavori furono accusati dalla stampa di regime di mwafkdisfattismo, tanto che anche Pirandello finì tra i "controllati speciali" dell'mwafoOVRA.cite-ref-47[47] Negli ultimi anni viaggiò difatti molto, andò in mwaf8Francia e negli mwagaStati Uniti d'America, quasi in un volontario esilio dal clima culturale italiano di quegli anni.cite-ref-aste-35-2[35] Nonostante i suoi elogi al capo del governo, il Duce fece sequestrare l'opera mwagumwagyLa favola del figlio cambiato, per alcune scene ritenute non consone, impedendone le repliche (a Pirandello venne imposta, per contrasto, la regia dell'opera dannunziana mwagcmwaggLa figlia di Iorio).cite-ref-andreoli-25-2[25]

Pirandello a Bonn

Nell'ottobre del mwag81889 Luigi Pirandello si trasferì in mwahaGermania, raggiungendo mwaheBonn dove si iscrisse alla mwahiRheinische Friedrich-Wilhelms-Universität; in questa università prestigiosa si presentò con una lettera del professore mwahmErnesto Monaci.cite-ref-48[48] Nel periodo in cui risedette in Germania l'autore scrisse varie opere, è a questo periodo che risale il saggio critico mwahgPetrarca e Colonia. In Germania Pirandello scrisse la poesia mwahoConvegno, nella quale faceva una descrizione di sé stesso, e che, nell'ottobre del mwahs1901, fu pubblicata sulla mwahwRivista d'Italia. A Bonn iniziò la stesura del taccuino di Bonn (1889-1993), manoscritto fondamentale sul laboratorio creativo dell'autore, ancora inedito agli studiosi se non per qualche trascrizione rara di immagini e testi. Pirandello si laureò il 21 marzo del mwah81891 in filologia romanza discutendo la tesi su suoni e sviluppo dei suoni della parlata di Agrigento.

Pirandello a Roma

Pirandello abitò a mwaiiRoma al quartiere mwaimNomentano, prima in mwaiqVia Alessandro Torlonia, poi in via Antonio Bosio, in un villino costruito intorno agli mwaiuanni dieci in una zona immersa nel verde e che ritorna in numerose pagine. Lo scrittore vi si trasferì definitivamente nel 1933 al suo rientro in Italia, dopo gli anni trascorsi a mwaiyBerlino e a mwaicParigi.

mwaikCorrado Alvaro così ricorda il verde che circondava la casa:cite-ref-49[49]

«Nel mezzo dello studio c'era un divano con le spalle a una grande vetrata che dava, a destra, in un giardino. Il giardino era uno scenario vicino di lauri e di cipressi. Ma oltre a questo verde perenne e grave, che appena imbiondiva al sole di primavera, ci doveva essere qualche grande albero che perdeva le foglie, un platano o una magnolia; ricordo bene a certe stagioni quel fruscìo. […] È strano che questo fruscìo faccia parte dei miei ricordi su quello studio, e questo sfogliare sia trasferito in un parco anziché fra le carte del letterato»

L'appartamento è costituito da un ampio soggiorno-studio, da una camera da letto e da una terrazza dalla quale, allora, si potevano scorgere i pini di mwajeVilla Torlonia.

La biblioteca comprende circa 2.000 volumi appartenuti allo scrittore. Tra i quadri figurano quattro opere del figlio Fausto. Numerosi i manoscritti relativi a poesie, romanzi e drammi.

Il rifugio a Soriano nel Cimino

Luigi Pirandello amava trascorrere ampi periodi dell'anno nella quiete di mwajuSoriano nel Cimino (mwajyVT), un'amena e bella cittadina ricca di monumenti storici e immersa nei boschi del mwajcMonte Cimino. In particolare Pirandello rimase affascinato dalla maestosità e dalla quiete di uno stupendo castagneto situato nella località di "Pian della Britta", a cui volle dedicare un'omonima poesia, che oggi è scolpita su una lapide di marmo posta proprio in tale località.

Pirandello ambientò a Soriano nel Cimino (citando luoghi, località e personaggi realmente esistiti) anche due tra le sue più celebri novelle mwajkRondone e Rondinella e mwajoTomassino ed il filo d'erba. A Soriano nel Cimino, è rimasto vivo ancora oggi il ricordo di Pirandello a cui sono dedicati monumenti, lapidi e strade.

Luigi Pirandello frequentò anche mwajwArsoli per molti anni, soprattutto durante i periodi estivi, dove amava dissetarsi con una mwaj0gassosa nell'allora bar Altieri in piazza Valeria. Il suo amore per il paese si ritrova nella definizione che egli stesso diede ad Arsoli chiamandola "La piccola Parigi".

La morte e il testamento

Appassionato di mwakacinematografiacite-ref-50[50], mentre assisteva a mwakuCinecittà alle riprese di un film tratto dal suo romanzo mwakyIl fu Mattia Pascal, nel novembre 1936 si ammalò di mwakcpolmonite.cite-ref-51[51] Pirandello aveva 69 anni, e aveva già subito due attacchi di cuore; il suo corpo, ormai segnato dal tempo e dagli avvenimenti della vita, non sopportò oltre. Al medico che tentava di curarlo, disse: «Non abbia tanta paura delle parole, professore, questo si chiama morire»; dopo quindici giorni, la malattia si aggravò e il 10 dicembre 1936 Pirandello morì, lasciando incompiuto l'ultimo lavoro teatrale, mwakwmwak0I giganti della montagna, opera a sfondo mitologico.cite-ref-antonietta-18-6[18] Il terzo atto venne ideato e illustrato, nell'ultima notte di vita, dal figlio Stefano che lo scrisse poi sotto forma di narrativa, tentandone anche una ricostruzione, onde integrare la sceneggiatura del dramma, che solitamente è però rappresentato nella forma incompiuta, in due atti.cite-ref-52[52]

Per Pirandello il regime fascista avrebbe voluto esequie di Stato. Vennero invece rispettate le sue volontà espresse nel testamento scritto nel 1911: «Carro d'infima classe, quello dei poveri. Nudo. E nessuno m'accompagni, né parenti né amici. Il carro, il cavallo, il cocchiere e basta. Bruciatemi».cite-ref-sistema-letterario-15-4[15] Per sua volontà il corpo, senza alcuna cerimonia, fu mwal0cremato, per evitare postume consacrazioni cimiteriali e monumentali. Le sue ceneri furono deposte in una preziosa mwal4anfora greca già di sua proprietà e tumulate nel mwal8cimitero del Verano. Successivamente, nel 1947, mwamaAndrea Camilleri e altri quattro studenti dettero il via a un lento e travagliato adempimento delle sue ultime volontà (in caso non fosse stato possibile lo spargimento): far seppellire le ceneri nel giardino della villa di contrada "Caos", dove era nato. Il giurista e politico mwameGaspare Ambrosini, dopo il rifiuto di un pilota statunitense di volare da Roma a Palermo con a bordo le ceneri di un morto, trasportò l'anfora in treno, chiusa in una cassetta di legno. A Palermo il corteo funebre venne però bloccato dal vescovo di Agrigento mwamiGiovanni Battista Peruzzo, contrario a un corteo con un defunto cremato. Camilleri si recò dal vescovo, che rimase inamovibile; il futuro scrittore propose allora con successo l'idea di inserire l'anfora in una mwammbara, che venne appositamente affittata. Il corteo, per un breve tratto a piedi e poi a bordo di una mwamqlittorina, giunse ad Agrigento.cite-ref-53[53] Dopo una cerimonia religiosa, l'anfora con le ceneri venne estratta dalla bara e riposta nel Museo Civico di Agrigento, in attesa della costruzione di un monumento nel giardino della villa. Solo dopo parecchi anni dalla morte, nel 1962, fu realizzata una scultura monolitica di mwamkRenato Marino Mazzacurati, artista vincitore del concorso indetto, costituita principalmente da una grossa pietra non lavorata. Le ceneri vennero portate nel giardino e versate in un cilindro di rame inserito nel terreno, che venne chiuso da una pietra sigillata con del cemento.

Una parte rimanente delle ceneri, trovata anni dopo attaccata ai lati interni dell'anfora, non essendo più contenibile nel cilindro ricolmo e riaperto per l'occasione, venne dispersa, rispettando il desiderio originario di Pirandello stesso.cite-ref-54[54] Per la precisione storica a stabilire, nei minimi particolari, come dovevano svolgersi i funerali dei resti di Pirandello ad Agrigento, fu l'allora Sostituto della Segreteria di Stato del Vaticano Monsignor mwam8Giovanni Battista Montini (futuro papa Paolo VI). L'alto prelato, con una lettera, datata 3 maggio 1939, indirizzata al vescovo di Agrigento Monsignor Peruzzo "sollecitava" che la manifestazione religiosa «dovrà essere subordinata all'assicurazione che le ceneri dello scrittore siano composte in una cassa funebre, come si usa per ogni salma, e che la notizia dell'avvenuta cremazione sia tenuta nascosta». Monsignor Peruzzo, nel 1947, anno in cui ebbero luogo i funerali nella città dei templi, attuò scrupolosamente e senza alcuna discrezionalità o sollecitazioni locali le "disposizioni" vaticane.

Il pensiero

«... davanti agli occhi di una bestia crolla come un castello di carte qualunque sistema filosofico.»

(L. Pirandello, dai Foglietticite-ref-55[55])

Pirandello si occupò di questioni teoriche fin da giovane nonostante fosse convinto che qualunque filosofia sarebbe fallita di fronte all'insondabilità dell'uomo quando in lui prevale la "bestia", l'aspetto animalesco e irrazionale.

Si avvicinò alle teorie dello psicologo mwan0Alfred Binet sulla pluralità dellmwan4'mwan8iocite-ref-56[56]. Pubblicò nel 1908 i saggi mwaoqArte e Scienza e mwaoyL'umorismo caratterizzati da un'esposizione di stile colloquiale, molto lontana dal consueto discorso filosofico. Le due opere sono espressione di un'unica maturazione artistica ed esistenziale che ha coinvolto lo scrittore siciliano all'inizio del Novecento e che vede come centrale proprio la poetica dell'umorismo.

L'umorismo

Nel 1908 Pirandello scrive mwao8L'umorismo, un saggio dove confluiscono idee, brani di scritti e appunti precedenti: ad esempio sue varie chiose e annotazioni a mwapaL'indole e il riso di Luigi Pulci di mwapeAttilio Momigliano e parti dell'articolo mwapiAlberto Cantoni, che era apparso già nella «Nuova Antologia» del 16 marzo 1905. Come ha osservato Daniela Marcheschi, mwapmL'umorismo di Pirandello si inserisce «in un rigoglioso e più che secolare campo di meditazione e ricerca sull'omonimo tema; e ai primi del Novecento rappresenta, nel nostro paese, il momento riepilogativo probabilmente più soddisfacente, per l'epoca, di una serie di acquisizioni teoriche che la cultura internazionale aveva chiare e consolidate da tempo. Bisognerà infatti aspettare lo studio di Alberto Piccoli Genovese, mwapqIl comico, l'umore e la fantasia o Teoria del riso come introduzione all'estetica, pubblicato nel 1926 presso la casa editrice Fratelli Bocca, a Torino, per avere un saggio di ampia informazione e documentazione, di solido spessore speculativo - pur nell'ispirazione idealistica d'ascendenza mwapucrociana da cui prende le mosse: tecnicamente persuasivo, insomma, e con ben altre fondamenta teoretiche».cite-ref-57[57]

Nel succitato saggio Pirandello distingue il comico dall'umoristicocite-ref-58[58] Il primo, definito come "avvertimento del contrario",cite-ref-59[59] nasce dal contrasto tra l'apparenza e la realtà. Nel saggio Pirandello ce ne fornisce un esempio:

«Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di qual orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d'abiti giovanili. Mi metto a ridere.

"Avverto" che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa espressione comica. Il comico è appunto un "avvertimento del contrario"»

(L. Pirandello, L'umorismo, Parte secondacite-ref-umorismo-60-0[60])

L'umorismo, Pirandello lo definisce come un "sentimento del contrario", invece nasce da una considerazione meno superficiale della situazione:

«Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente, s'inganna che, parata così, nascondendo le rughe e le canizie, riesca a trattenere a sé l'amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l'umoristico»

(L. Pirandello, L'umorismo, Parte secondacite-ref-umorismo-60-1[60])

Quindi, mentre il comico genera quasi immediatamente la risata perché mostra subito la situazione evidentemente contraria a quella che dovrebbe normalmente essere, l'umorismo nasce da una più ponderata riflessione che genera una sorta di compassione da cui si origina un sorriso di comprensione. Nell'umorismo c'è il senso di un comune sentimento della fragilità umana da cui nasce un compatimento per le debolezze altrui che sono anche le proprie. L'umorismo è meno spietato del comico che giudica in maniera immediata.

«non ci fermiamo alle apparenze, ciò che inizialmente ci faceva ridere adesso ci farà tutt'al più sorridere.»

(Luigi Pirandello)

La poetica pirandelliana dell'umorismo nasce in realtà già nel 1904, quando vengono pubblicate le due premesse de mwaruIl fu Mattia Pascal, dove – richiamandosi a mwaryIl Copernico di mwarcLeopardi nelle mwargmwarkOperette morali (1827) – riprende l'ironia letteraria di Leopardi, che attribuiva la scoperta copernicana dell'eliocentrismo alla pigrizia del Sole stanco di girare attorno ai pianeti. Il richiamo a Copernico si ritrova poi nel saggio su mwaroL'umorismo (cap. 5 della seconda parte), dove Pirandello vede una notazione umoristica nella contrapposizione di due sentimenti opposti per i quali, dopo la scoperta copernicana, l'uomo scopre di essere una parte infinitesimale dell'universo e nello stesso tempo la sua capacità di compenetrarsene.

La crisi dell'io

L'analisi dell'identità condotta da Pirandello lo portò a formulare la «teoria della crisi dell'io». In un articolo del 1900 scrisse:

«Il nostro spirito consiste di frammenti, o meglio, di elementi distinti, più o meno in rapporto tra loro, essi si possono disgregare e ricomporre in un nuovo aggregamento, così che ne risulti una nuova personalità, che pur fuori dalla coscienza dell'io normale, ha una propria coscienza a parte, indipendente, la quale si manifesta viva e in atto, oscurandosi la coscienza normale, o anche coesistendo con questa, nei casi di vero e proprio sdoppiamento dell'io.

[...] Talché veramente può dirsi che due persone vivono, agiscono a un tempo, ciascuna per proprio conto, nel medesimo individuo. Con gli elementi del nostro io noi possiamo perciò comporre, costruire in noi stessi altri individui, altri esseri con propria coscienza, con propria intelligenza, vivi e in atto.»

Paradossalmente, il solo modo per recuperare la propria identità è la "follia", tema centrale in molte opere, come lmwasa'mwasemwasiEnrico IV o come mwasmmwasqIl berretto a sonagli, nel quale Pirandello inserisce addirittura una ricetta per la pazzia: dire sempre la verità, la nuda, cruda e tagliente verità, infischiandosene dei riguardi, delle maniere, delle ipocrisie e delle convenzioni sociali. Questo comportamento porterà presto all'isolamento da parte della società e, agli occhi degli altri, alla pazzia.

Abbandonando le convenzioni sociali e morali l'uomo può ascoltare la propria interiorità e vivere nel mondo secondo le proprie leggi, cala la maschera e percepisce sé stesso e gli altri senza dover creare un personaggio, è semplicemente persona. Esemplare di tale concezione è l'evoluzione di Vitangelo Moscarda, protagonista di mwasymwascUno, nessuno e centomila.

La "lanterninosofia"

Ancora sulla crisi dell'identità del singolo impotente con la sua razionalità di fronte al mistero universale che lo circonda, Pirandello, all'inizio del XIII capitolo del romanzo mwasomwassIl fu Mattia Pascal, espone metaforicamente la sua mwaswfilosofia del "lanternino", tramite il monologo che il personaggio di Anselmo Paleari rivolge al protagonista mwas0Mattia Pascal, in cui la piccola lampada rappresenta il sentimento umano, che non riesce ad alimentarsi se non tramite le illusioni di fede e ideologie varie ("i lanternoni"), ma che altrimenti provoca l'angoscia del buio che lo circonda all'uomo, l'animale che ha il triste privilegio di "sentirsi vivere".cite-ref-61[61]

«[

Il lanternino

] che proietta tutto intorno a noi un cerchio più o meno ampio di luce, di là dal quale è l'ombra nera, l'ombra paurosa che non esisterebbe se il lanternino non fosse acceso in noi, ma che noi purtroppo dobbiamo credere vera, fintanto ch'esso si mantiene vivo in noi. Spento alla fine da un soffio, ci accoglierà la notte perpetua dopo il giorno fumoso della nostra illusione, o non rimarremo noi piuttosto alla mercé dell'

Essere

, che avrà soltanto rotto le vane forme della nostra ragione?»

(Il fu Mattia Pascal, capitolo XIII, Il lanternino)

La sua sfiducia verso la fede religiosa tradizionale lo porta ad accentuare così il proprio vuoto spirituale, che cercò di riempire, come il citato personaggio del Paleari, con l'interesse personale verso l'mwatuoccultismo, la mwatyteosofia e lo mwatcspiritismo, che tuttavia non gli daranno la serenità esistenziale.cite-ref-62[62]

Il contrasto tra vita e forma

Luigi Pirandello svolge una ricerca inesausta sull'identità della persona nei suoi aspetti più profondi, dai quali dipendono sia la concezione che ogni persona ha di sé, sia le relazioni che intrattiene con gli altri. Influenzato dalla filosofia mwat4irrazionalistica di fine secolo, in particolare di mwat8Bergson, Pirandello ritiene che l'universo sia in continuo divenire e che la vita sia dominata da una mobilità inesauribile e infinita. L'uomo è in balia di questo flusso dominato dal caso, ma a differenza degli altri esseri viventi tenta, inutilmente, di opporsi costruendo forme fisse, nelle quali potersi riconoscere, ma che finiscono con il legarlo a "maschere" in cui non può mai riconoscersi o alle quali è costretto a identificarsi per dare comunque un senso alla propria esistenza.cite-ref-sambugar-op-cit-63-0[63]

Se l'essenza della vita è il flusso continuo, il perenne divenire, quindi fissare il flusso equivale a non vivere, poiché è impossibile fissare la vita in un unico punto. Questa dicotomia tra "vita" e "forma", accompagnerà l'autore in tutta la sua produzione evidenziando la sconfitta dell'uomo di fronte alla società, dovuta all'impossibilità di fuggire alle convenzioni di quest'ultima se non con la follia. Solo il "folle", che pure è una figura sofferente ed emarginata, riesce talvolta a liberarsi dalla maschera, e in questo caso può avere un'esistenza autentica e vera, che resta impossibile agli altri in quanto non è fattibile denudare la maschera o le maschere, la propria identità (mwauuMaschere nude è infatti il titolo della raccolta delle sue opere teatrali).cite-ref-sambugar-op-cit-63-1[63]

Questa riflessione, che si rispecchia nelle varie opere con accenti ora lievi ora gravi e tragici, è stata, per opera soprattutto dello studioso mwauwAdriano Tilgher, interpretata come un sistema filosofico basato sul contrasto tra la "vita" e la "forma", che talvolta ha fatto esprimere alla critica un giudizio negativo delle ultime opere precedenti alla mwau0Trilogia dei miti,cite-ref-64[64] accusate a volte di "pirandellismo", cioè di riproporre sempre lo stesso schema di lettura.cite-ref-sambugar-op-cit-63-2[63]

Il relativismo psicologico o conoscitivo

«La verità? è solo questa: che io sono, sì, la figlia della signora Frola - Ah! - E la seconda moglie del signor Ponza - Oh! E come? - Sì; e per me nessuna! nessuna! - Ah, no, per sé, lei, signora: sarà l'una o l'altra! - Nossignori. Per me, io sono colei che mi si crede. (...) Ed ecco, o signori, come parla la verità.»

(Dialogo finale di Così è (se vi pare))

Dal contrasto tra la "vita" e la "forma" nasce quel "relativismo psicologico" che si esprime in due sensi: orizzontale, ovvero nel rapporto interpersonale, e verticale, ovvero nel rapporto che una persona ha con sé stessa.

Gli uomini nascono liberi ma il "caso" interviene nella loro vita precludendo ogni loro scelta: l'uomo nasce in una mwav8società precostituita dove a ognuno viene assegnata una parte secondo la quale deve comportarsi.

Ciascuno è obbligato a seguire il ruolo e le regole che la società impone, anche se l'io vorrebbe manifestarsi in modo diverso: solo per l'intervento del caso può accadere di liberarsi di una "forma" per assumerne un'altra, dalla quale non sarà più possibile liberarsi per tornare indietro, come accade al protagonista de mwawemwawiIl fu Mattia Pascal.

L'uomo dunque non può capire né gli altri né tanto meno sé stesso, poiché ognuno vive portando - consapevolmente o, più spesso, inconsapevolmente - una maschera dietro la quale si agita una moltitudine di personalità diverse e inconoscibili.

Queste riflessioni trovano la più esplicita manifestazione narrativa nel romanzo mwawumwawyUno, nessuno e centomila:

• mwawkUno perché ogni persona crede di essere un individuo unico con caratteristiche particolari;
• mwawsCentomila perché l'uomo ha, dietro la maschera, tante personalità quante sono le persone che ci giudicano;
• mwaw0Nessuno perché, paradossalmente, se l'uomo ha centomila personalità diverse, invero, è come se non ne possedesse nessuna, nel continuo cambiare non è capace di fermarsi nel suo vero "io".cite-ref-65[65]

L'incomunicabilità

Il relativismo conoscitivo e psicologico su cui si basa il pensiero di Pirandello si scontra con il conseguente problema dell'mwaxqincomunicabilità tra gli uomini: poiché ogni persona ha un proprio modo di vedere la realtà, non esiste un'unica realtà oggettiva, ma tante realtà quante sono le persone che credono di possederla e dunque ognuno ha una propria "verità".

L'incomunicabilità produce quindi un sentimento di solitudine ed esclusione dalla società e persino da sé stessi, poiché proprio la crisi e frammentazione dell'io interiore crea diversi io discordanti. Il nostro spirito consiste di frammenti che ci fanno scoprire di essere "uno, nessuno, centomila".

I personaggi dei drammi pirandelliani, come il Vitangelo Moscarda del romanzo mwaxcmwaxgUno, nessuno e centomila e i protagonisti della commedia mwaxkmwaxoSei personaggi in cerca d'autore, di conseguenza avvertono un sentimento di estraneità dalla vita che li fanno sentire «forestieri della vita»cite-ref-66[66], nonostante la continua ricerca di un senso dell'esistenza e di un'identificazione di un proprio ruolo, che vada oltre la mwax8maschera, o le diverse e innumerevoli maschere, con cui si presentano al cospetto della società o delle persone più vicine.

La reazione al relativismo

Reazione passiva

L'uomo accetta la "maschera", che lui stesso ha messo o con cui gli altri tendono a identificarlo. Ha provato sommessamente a mostrarsi per quello che lui 'crede' di essere ma, incapace di ribellarsi o deluso dopo l'esperienza di vedersi attribuita una nuova maschera, si rassegna. Vive nell'infelicità, con la coscienza della frattura tra la vita che vorrebbe vivere e quella che gli altri gli fanno vivere per come essi lo vedono. Accetta alla fine passivamente il ruolo da recitare che gli si attribuisce sulla scena dell'esistenza. Questa è la reazione tipica delle persone più deboli come si può vedere nel romanzo mwaymmwayqIl fu Mattia Pascal.

Reazione ironico - umoristica

Il soggetto non si rassegna alla sua "maschera" però accetta il suo ruolo con un atteggiamento ironico, aggressivo o umoristico. Ne fanno esempio varie opere di Pirandello come: mwaysmwaywPensaci, Giacomino!, mway0mway4Il giuoco delle parti e mway8mwazaLa patente. Il personaggio principale di quest'ultima opera, Rosario Chiàrchiaro, è un uomo cupo, vestito sempre in nero che si è fatto involontariamente la nomea di mwazeiettatore e per questo è sfuggito da tutti ed è rimasto senza lavoro. Il presunto iettatore non accetta l'identità che gli altri gli hanno attribuito ma comunque se ne serve. Va dal giudice e, poiché tutti sono convinti che sia un menagramo, pretende la patente di iettatore autorizzato. In questo modo avrà un nuovo lavoro: chi vuole evitare le disgrazie che promanano da lui, dovrà pagare per allontanarlo. La maschera rimane ma almeno se ne ricava un vantaggio.

Reazione drammatica

L'uomo, accortosi del relativismo, si renderà conto che l'immagine che aveva sempre avuto di sé non corrisponde in realtà a quella che gli altri avevano di lui e cercherà in ogni modo di carpire questo lato inaccessibile del suo io.

Vuole togliersi la "maschera" che gli è stata imposta e reagisce con disperazione. Non riesce a strapparsela e allora se è così che lo vuole il mondo, egli sarà quello che gli altri credono di vedere in lui e non si fermerà nel mantenere questo suo atteggiamento sino alle ultime e drammatiche conseguenze. Si chiuderà in una solitudine disperata che lo porta al dramma, alla pazzia o al suicidio. Da tale sforzo verso un obiettivo irraggiungibile nascerà la voluta follia. La follia è infatti in Pirandello lo strumento di contestazione per eccellenza delle forme fasulle della vita sociale, l'arma che fa esplodere convenzioni e rituali, riducendoli all'assurdo e rivelandone l'inconsistenza.

Solo e unico modo per vivere, per trovare il proprio io, è quello di accettare il fatto di non avere un'identità, ma solo centomila frammenti (e quindi di non essere "uno" ma "nessuno"), accettare l'alienazione completa da sé stessi. Tuttavia la società non accetta il relativismo, e chi lo fa viene ritenuto fuori di testa. Esemplari sono i personaggi dei drammi mwazymwazcEnrico IV, dei mwazgmwazkSei personaggi in cerca d'autore, o di mwazomwazsUno, nessuno e centomila.

Teatro

Pirandello divenne famoso proprio grazie al mwa0mteatro che chiama "teatro dello specchio", perché in esso viene raffigurata la vita vera, quella nuda, amara, senza la maschera dell'ipocrisia e delle convenienze sociali, di modo che lo spettatore si guardi come in uno specchio così come realmente è, e diventi migliore. Dalla critica viene definito come uno dei grandi mwa0qdrammaturghi del mwa0uXX secolo. Scriverà moltissime opere,cite-ref-67[67] alcune delle quali rielaborazioni delle sue stesse novelle, che vengono divise in base alla fase di maturazione dell'autore:

• Prima fase - Il teatro siciliano
• Seconda fase - Il teatro umoristico/grottesco
• Terza fase - Il teatro nel teatro (mwa04metateatro)
• Quarta fase - Il teatro dei miti

Generalmente si attribuisce l'interesse di Pirandello per il teatro agli anni della maturità, ma alcuni precedenti mostrano come tale convinzione necessiti di una rivalutazione: in gioventù, infatti, Pirandello compose alcuni lavori teatrali, andati perduti poiché da lui stesso bruciati (tra gli altri, il copione de mwa1eGli uccelli dell'alto). In una lettera del 4 dicembre mwa1i1887, indirizzata alla famiglia, si legge:

«Oh, il teatro drammatico! Io lo conquisterò. Io non posso penetrarvi senza provare una viva emozione, senza provare una sensazione strana, un eccitamento del sangue per tutte le vene. Quell'aria pesante chi vi si respira, m'ubriaca: e sempre a metà della rappresentazione io mi sento preso dalla febbre, e brucio. È la vecchia passione chi mi vi trascina, e non vi entro mai solo, ma sempre accompagnato dai fantasmi della mia mente, persone che si agitano in un centro d'azione, non ancora fermato, uomini e donne da dramma e da commedia, viventi nel mio cervello, e che vorrebbero d'un subito saltare sul palcoscenico. Spesso mi accade di non vedere e di non ascoltare quello che veramente si rappresenta, ma di vedere e ascoltare le scene che sono nella mia mente: è una strana allucinazione che svanisce ad ogni scoppio di applausi, e che potrebbe farmi ammattire dietro uno scoppio di fischi!»

(Luigi Pirandello, da una lettera ai familiari del 4 dicembre 1887cite-ref-68[68])

È in questa dimensione che si parla di "teatro mentale":cite-ref-69[69] lo spettacolo non è subito passivamente ma serve come pretesto per dar voce ai "fantasmi" che popolano la mente dell'autore (nella prefazione ai mwa14mwa18Sei personaggi in cerca d'autore Pirandello chiarirà di come la "fantasia" prenda possesso della sua mente per presentargli personaggi che vogliono vivere, senza che lui li cerchi).

In un'altra missiva, spedita da Roma e datata 7 gennaio mwa2e1888, Pirandello sostiene che la scena italiana gli appare decaduta:

«Vado spesso in teatro, e mi diverto e me la rido in veder la scena italiana caduta tanto in basso, e fatta sgualdrinella isterica e noiosa»

(Luigi Pirandello, da una lettera ai familiari del 7 gennaio 1888cite-ref-70[70])

La delusione per non essere riuscito a far rappresentare i primi lavori lo distoglie inizialmente dal teatro, facendolo concentrare sulla produzione novellistica e romanziera.

Nel 1907 pubblica l'importante saggio mwa2oIllustratori, attori, traduttori dove esprime le sue idee, ancora negative, sull'esecuzione del lavoro dell'mwa2sattore nel lavoro teatrale: questi è infatti visto come un mero traduttore dell'idea drammaturgica dell'autore, il quale trova dunque un filtro al messaggio che intende comunicare al mwa2wpubblico. Il teatro viene poi definito da Pirandello come un'arte "impossibile", perché "patisce le condizioni del suo specifico anfibio":cite-ref-artioli-71-0[71] un tradimento della scrittura teatrale, che ha di contro "il cattivo regime dei mezzi rappresentativi, appartenenti alla dimensione adultera dell'eco".cite-ref-artioli-71-1[71]

È in questo momento che Pirandello si distacca dalla lezione mwa3ypositivista e, presa diretta coscienza dell'impossibilità della rappresentazione scenica del "vero" oggettivo, ricerca nella produzione drammaturgica di scavare l'essenza delle cose per scoprire una verità altra (come è spiegato nel saggio mwa3cL'Umorismo con il sentimento del contrario).

Il 6 ottobre 1924 fondò la compagnia del mwa3kTeatro d'Arte di Roma con sede al Teatro Odescalchi con la collaborazione di altri artisti: il figlio mwa3oStefano Pirandello, mwa3sOrio Vergani, mwa3wClaudio Argentieri, mwa30Antonio Beltramelli, mwa34Giovanni Cavicchioli, mwa38Maria Letizia Celli, Pasquale Cantarella, mwa4eLamberto Picasso, Renzo Rendi, mwa4mMassimo Bontempelli e mwa4qGiuseppe Prezzolini;cite-ref-72[72] tra gli attori più importanti della compagnia figurano mwa4kMarta Abba, mwa4oLamberto Picasso, mwa4sMaria Letizia Celli, mwa4wRuggero Ruggeri. La compagnia, il cui primo allestimento risale al 2 aprile 1925 con mwa40mwa44Sagra del signore della nave dello stesso Pirandello e mwa48Gli dei della montagna di mwa5eLord Dunsany, ebbe però vita breve: i gravosi costi degli allestimenti, che non riuscivano a essere coperti dagli introiti del teatro semivuotocite-ref-73[73] costrinsero il gruppo, dopo solo due mesi dalla nascita, a rinunciare alla sede del Teatro Odescalchi. Per risparmiare sugli allestimenti la compagnia si produsse prima in numerose mwa5ytournée estere, poi fu costretta allo scioglimento definitivo, avvenuto a mwa5cViareggio nell'agosto del 1928.

Prima fase - Teatro Siciliano

Nella fase del Teatro Siciliano, Pirandello è alle prime armi e ha ancora molto da imparare. Anch'essa come le altre presenta varie caratteristiche di rilievo; alcuni testi sono stati scritti interamente in mwa5olingua siciliana perché considerata dall'autore più viva dell'italiano e capace di esprimere maggiore aderenza alla realtà.

• mwa50mwa54La morsa e mwa58mwa6aLumie di Sicilia, Roma, Teatro Metastasio, 9 dicembre 1910;cite-ref-74[74]
• mwa6ymwa6cIl dovere del medico, Roma, mwa6gSala Umberto, 20 giugno 1913;
• mwa6omwa6sLa ragione degli altri, Milano, Teatro Manzoni, 19 aprile 1915;
• mwa60mwa64Cecè, Roma, Teatro Orfeo, 14 dicembre 1915;
• mwa7amwa7ePensaci, Giacomino!, Roma, Teatro Nazionale, 10 luglio 1916;
• mwa7mmwa7qLiolà, Roma, mwa7uTeatro Argentina, 4 novembre 1916.

Seconda fase - Il teatro umoristico/grottesco

Mano a mano che l'autore si distacca da verismo e naturalismo, avvicinandosi al decadentismo si ha l'inizio della seconda fase con il teatro umoristico. Pirandello presenta personaggi che incrinano le certezze del mondo borghese: introducendo la versione relativistica della realtà, rovesciando i modelli consueti di comportamento, intende esprimere la dimensione autentica della vita al di là della maschera.

• mwa8amwa8eCosì è (se vi pare), Milano, Teatro Olimpia, 18 giugno 1917;
• mwa8mmwa8qIl berretto a sonagli, Roma, Teatro Nazionale, 27 giugno 1917;
• mwa8ymwa8cLa giara, Roma, Teatro Nazionale, 9 luglio 1917;
• mwa8kmwa8oIl piacere dell'onestà, Torino, mwa8sTeatro Carignano, 27 novembre 1917;
• mwa80mwa84La patente, Torino, Teatro Alfieri, 23 marzo 1918
• mwa9amwa9eMa non è una cosa seria, Livorno, mwa9iTeatro Rossini, 22 novembre 1918;
• mwa9qmwa9uIl giuoco delle parti, Roma, mwa9yTeatro Quirino, 6 dicembre 1918;
• mwa9gmwa9kL'innesto, Milano, Teatro Manzoni, 29 gennaio 1919;
• mwa9smwa9wL'uomo, la bestia e la virtù, Milano, Teatro Olimpia, 2 maggio 1919;
• mwa94mwa98Tutto per bene, Roma, Teatro Quirino, 2 marzo 1920;
• mwa-emwa-iCome prima, meglio di prima, Venezia, mwa-mTeatro Goldoni, 24 marzo 1920;
• mwa-umwa-yLa signora Morli, una e due, Roma, mwa-cTeatro Argentina, 12 novembre 1920.

Terza fase - Il teatro nel teatro

Nella fase del mwa-oteatro nel teatro le cose cambiano radicalmente, per Pirandello il teatro deve parlare anche agli occhi e non solo alle orecchie, a tal scopo ripristinerà una tecnica teatrale di mwa-sShakespeare, il "palcoscenico multiplo", in cui vi può per esempio essere una casa divisa in cui si vedono varie scene fatte in varie stanze contemporaneamente; inoltre il teatro nel teatro fa sì che si assista al mondo che si trasforma sul palcoscenico. All'interno di questa fase, spicca la trilogia composta da mwa-wSei personaggi in cerca d'autore con mwa-0Ciascuno a suo modo e mwa-4Questa sera si recita a soggetto.

Pirandello abolisce anche il concetto della mwa-aquarta parete, cioè la parete trasparente che sta tra attori e pubblico: in questa fase, infatti, Pirandello tende a coinvolgere il pubblico che non è più passivo ma che rispecchia la propria vita in quella agita dagli attori sulla scena.

• mwa-mmwa-qSei personaggi in cerca d'autore, Roma, mwa-uTeatro Valle, 10 maggio 1921;
• mwa-cmwa-gEnrico IV, Milano, Teatro Manzoni, 24 febbraio 1922;
• mwa-omwa-sAll'uscita, Roma, Teatro Argentina, 29 settembre 1922;
• mwa-0mwa-4L'imbecille, Roma, Teatro Quirino, 10 ottobre 1922;
• mwbaamwbaeVestire gli ignudi, Roma, Teatro Quirino, 14 novembre 1922;
• mwbammwbaqL'uomo dal fiore in bocca, Roma, Teatro degli Indipendenti, 21 febbraio 1923;
• mwbaymwbacLa vita che ti diedi, Roma, Teatro Quirino, 12 ottobre 1923;
• mwbakmwbaoL'altro figlio, Roma, Teatro Nazionale, 23 novembre 1923;
• mwbawmwba0Ciascuno a suo modo, Milano, Teatro dei Filodrammatici, 22 maggio 1924;
• mwba8mwbbaSagra del Signore della Nave, Roma, Teatro Odescalchi, 4 aprile 1925;
• mwbbimwbbmDiana e la Tuda, Milano, Teatro Eden, 14 gennaio 1927;
• mwbbumwbbyL'amica delle mogli, Roma, Teatro Argentina, 28 aprile 1927;
• mwbbgmwbbkBellavita, Milano, Teatro Eden, 27 maggio 1927;
• mwbbsmwbbwO di uno o di nessuno, Torino, Teatro di Torino, 4 novembre 1929;
• mwbb4mwbb8Come tu mi vuoi, Milano, Teatro dei Filodrammatici; 18 febbraio 1930;
• mwbcemwbciQuesta sera si recita a soggetto, Torino, Teatro di Torino, 14 aprile 1930;
• mwbcqmwbcuSogno (ma forse no), Lisbona, Teatro Nacional, 22 settembre 1931;
• mwbccmwbcgTrovarsi, Napoli, mwbckTeatro dei Fiorentini, 4 novembre 1932;
• mwbcsmwbcwQuando si è qualcuno, Buenos Aires, Teatro Odeón, 20 settembre 1933 (in spagnolo);
• mwbc4mwbc8La favola del figlio cambiato, Roma, Teatro Reale dell'Opera, 24 marzo 1934;
• mwbdemwbdiNon si sa come, Roma, Teatro Argentina, 13 dicembre 1935.

Quarta fase - Il teatro dei miti

A questa fase si assegnano solo tre opere della produzione pirandelliana (mwbduTrilogia dei miti):

• mwbdgmwbdkLa nuova colonia;
• mwbdsmwbdwLazzaro;

Saggi

Tra le opere più importanti di Luigi Pirandello ci sono i tre saggi, tutti concatenati tra loro: mwbeiArte e coscienza d'oggi, mwbeqL'azione parlata, e infine mwbeyScienza e critica estetica. Il primo, mwbegArte e coscienza d'oggi, è un saggio del mwbeo1893 scritto durante una delle sue varie permanenze a Roma. L'opera rappresenta la confusione che, secondo il poeta, si affligge all'interno delle menti dei suoi contemporanei. mwbesL'azione parlata è apparso su mwbe0Il Marzoccocite-ref-75[75] il mwbfi7 maggio mwbfm1899 ed è l'opera in cui il poeta vuole rifarsi all'estetica di mwbfqGabriel Séailles, al romanticismo tedesco e alla poetica dell'immedesimazione teorizzata da Capuana. Nel mwbfu1900 Pirandello pubblica mwbfyScienza e critica estetica, ma nel mwbfg1908 presenta una rielaborazione del saggio, con il nuovo titolo di mwbfkArte e scienza. All'interno dell'opera si riscontra la visione del poeta per quanto riguarda la vuota forma della ragione, questione già trattata nella prima edizione in cui Pirandello sì riferisce alla psicologia attraverso le visioni di noti personaggi come mwbfoMax Nordau, mwbfsAlfred Binet e mwbfwGabriel Séailles. Secondo Pirandello scienza e arte non sono inconciliabili, tanto da arrivare a dire: «ogni opera di scienza è scienza e arte, come ogni opera d'arte è arte e scienza»cite-ref-76[76].

Romanzi

Pirandello scrisse sette romanzi:

• 1901 - mwbgsmwbgwL'esclusa, pubblicato a puntate su mwbg0mwbg4La Tribuna (poi in volume unico: Milano, mwbg8Fratelli Treves, 1908).
• 1902 - mwbhemwbhiIl turno, Catania, Niccolò Giannotta Editore.
• 1904 - mwbhumwbhyIl fu Mattia Pascal, Roma, mwbhcNuova antologia.
• 1911 - mwbhkmwbhoSuo marito, Firenze, Edizioni Quattrini (poi mwbhwGiustino Roncella nato Boggiolo, in: mwbh0Tutti i romanzi, Milano, mwbh4Mondadori, 1941).
• 1913 - mwbiamwbieI vecchi e i giovani, 2 voll., Milano, mwbiiFratelli Treves (nuova versione data alle stampe nel 1931 per i tipi della Mondadori).
• 1916 - mwbiqmwbiuSi gira..., Milano, Fratelli Treves (poi mwbiyQuaderni di Serafino Gubbio operatore, Firenze, mwbicR. Bemporad & figlio, 1925).
• 1926 - mwbikmwbioUno, nessuno e centomila, Firenze, R. Bemporad & figlio.

Novelle

Le novelle erano considerate le opere più durature, ma i critici moderni hanno cambiato tale opinione ritenendo le opere teatrali più degne di essere ricordate. Fare distinzione tra i contenuti delle novelle (o i romanzi) e le opere teatrali è difficile, in quanto molte novelle sono state messe in opera a teatro ad esempio: mwbi0Ciascuno a suo modo deriva dal romanzo mwbi4Si gira...; mwbi8Liolà ha il tema preso da un capitolo de mwbjaIl fu Mattia Pascal; mwbjeLa nuova colonia viene già presentata in mwbjiSuo marito.

Analizzando le novelle possiamo renderci conto che ciò che manca veramente è una delineazione tematica, una "cornice": infatti sono presenti un crogiolo di personaggi ed eventi.

Il "tempo" in cui le novelle sono ambientate non è definito: infatti alcune si svolgono nell'epoca umbertina, poi giolittiana e del dopo-Giolitti; diversamente accade nelle novelle cosiddette "siciliane", nelle quali il tempo non è fissato, ma è un tempo antico, di una società che non vuole cambiare e che è rimasta ferma.

I "paesaggi" delle novelle sono vari; per quelle dette "siciliane" si ha spesso il tipico paesaggio rurale,cite-ref-77[77] anche se in alcune troviamo il tema sociale del contrasto tra le generazioni dovuto all'mwbjounità d'Italia. Altro ambiente delle novelle pirandelliane è la mwbjsRoma mwbjwumbertina o mwbj0giolittiana.

I protagonisti sono sempre alla presa con il male di vivere, con il caso e con la mortecite-ref-78[78]. Non troviamo mai rappresentanti dell'alta borghesia, ma quelli che potrebbero essere i vicini della porta accanto: sarte, balie, professori, piccoli proprietari di negozi che hanno una vita sconvolta dalla sorte e da drammi familiari.

I personaggi ci vengono presentati così come appaiono, è difficile trovare un'approfondita analisi psicologica. Le fisionomie sono spesso eccentriche, per il sentimento del contrario, hanno un carattere opposto a come si presentano.

I personaggi parlano e ragionano nel presentarsi per come essi sentono di essere, ma alla fine saranno sempre preda del caso, che li farà apparire diversi e cambiati.

Novelle per un anno

Pirandello è uno dei più grandi scrittori di novelle, dapprima pubblicate su giornali o riviste e poi in varie raccolte. Dal 1922 l'autore decise di riunirle tutte in un unico ciclo intitolato mwbkcNovelle per un anno, con l'intento di arrivare a scrivere 365 novelle, una per ogni giorno dell'anno. Riuscì però a pubblicare in vita solo i primi 14 volumi dei 24 programmati, più un ulteriore volume uscito poco dopo la sua morte.

• mwbkomwbksNovelle per un anno, 15 voll., Firenze, Bemporad, 1922-1928; Milano, Mondadori, 1934-1937:

I mwbk4mwbk8Scialle nero, Firenze, Bemporad, 1922.
II mwblemwbliLa vita nuda, Firenze, Bemporad, 1922.
III mwblqmwbluLa rallegrata, Firenze, Bemporad, 1922.
IV mwblcmwblgL'uomo solo, Firenze, Bemporad, 1922.
V mwblomwblsLa mosca, Firenze, Bemporad, 1923.
VI mwbl0In silenzio, Firenze, Bemporad, 1923.
VII mwbmamwbmeTutt'e tre, Firenze, Bemporad, 1924.
VIII mwbmmmwbmqDal naso al cielo, Firenze, Bemporad, 1925.
IX mwbmymwbmcDonna Mimma, Firenze, Bemporad, 1925.
X mwbmkmwbmoIl vecchio Dio, Firenze, Bemporad, 1926.
XI mwbmwmwbm0La giara, Firenze, Bemporad, 1927.
XII mwbm8mwbnaIl viaggio, Firenze, Bemporad, 1928.
XIII mwbnimwbnmCandelora, Firenze, Bemporad, 1928.
XIV mwbnumwbnyBerecche e la guerra, Milano, Mondadori, 1934.
XV mwbngmwbnkUna giornata, Milano, Mondadori, 1937.

Le novelle rimaste escluse da mwbnsNovelle per un anno, chiamate a volte mwbnwmwbn0novelle estravaganti, vennero poi pubblicate in appendice alle successive edizioni.

Poesia

Dal 1883 al 1912 si svolge la produzione letteraria di Pirandello meno conosciuta dal grande pubblico, quella delle poesie che, contrariamente alla composizione teatrale, non esprimono alcun tentativo di rinnovamento sperimentale estetico, e seguono piuttosto le forme e i metri tradizionali della lirica classica, pur non rimandando a nessuna delle correnti letterarie presenti al tempo dello scrittore.

Nell'antologia poetica mwboemwboiMal giocondo, pubblicata a mwbomPalermo nel 1889, ma la cui prima lirica risale al 1880, quando Pirandello aveva appena tredici anni, emerge uno dei temi dell'ultima estetica pirandelliana del contrasto tra la serena classicità del mito e l'ipocrisia e la immoralità sociale della contemporaneità. Sono presenti, come nota lo stesso Pirandello, anche toni umoristici, specie quelli derivati dal suo soggiorno a Roma.cite-ref-79[79]

Le raccolte di poesie sono:

• mwbosmwbowMal giocondo, Palermo, Libreria Internazionale Pedone Lauriel, 1889.
• mwbo4mwbo8Pasqua di Gea, Milano, Libreria editrice Galli, 1891 (dedicata a Jenny Schulz-Lander, di cui si innamorò a mwbpaBonn, con una chiara influenza della poesia di mwbpeCarducci).
• mwbpmPier Gudrò, 1809-1892, Roma, Voghera, 1894.
• mwbpuElegie renane, 1889-90, Roma, Unione Cooperativa Editrice, 1895 (il cui modello sono le mwbpymwbpcElegie romane di mwbpgGoethe).
• mwbpoElegie romane, traduzione di Johann Wolfgang von Goethe, Livorno, Giusti, 1896.
• mwbpwZampogna, Roma, Società Editrice Dante Alighieri, 1901.
• mwbp4Scamandro, Roma, Tipografica Roma, 1909.
• mwbqaFuori di chiave, Genova, Formiggini, 1912.

Pirandello nel cinema

«L'avvenire dell'arte drammatica e anche degli scrittori di teatro è adesso là. Bisogna orientarsi verso una nuova espressione d'arte: il film parlato. Ero contrario, mi sono ricreduto.»

(Lettera di Pirandello a Marta Abba, 17 maggio 1930cite-ref-80[80])

• mwbriIl crollo, di mwbrqMario Gargiulo (1920).
• mwbryIl lume dell'altra casa, di Ugo Gracci (1920).cite-ref-81[81]
• mwbr4mwbr8Lo scaldino, di mwbsaAugusto Genina (1920).
• mwbsiLa rosa, di mwbsqArnaldo Frateili (1921).
• mwbsymwbscIl viaggio, di mwbsgGennaro Righelli (1921).
• mwbsomwbssMa non è una cosa seria, di mwbswAugusto Camerini (1921).
• mwbs4mwbs8Il fu Mattia Pascal, di mwbtaMarcel L'Herbier (1926).
• mwbtiDie Flucht in die Nacht, di mwbtqAmleto Palermi (1926).
• mwbtymwbtcLa canzone dell'amore, di mwbtgGennaro Righelli (1930), primo film sonoro italiano è tratto dalla novella mwbtkIn silenzio.
• mwbtsmwbtwLiebeslied, di Constantin J. David (1931).
• mwbt8mwbuaCome tu mi vuoi (As You Desire Me), di mwbueGeorge Fitzmaurice (1932).
• mwbummwbuqAcciaio, di mwbuuWalter Ruttmann (1933), soggetto originale di Luigi Pirandello.
• mwbucmwbugMa non è una cosa seria, di mwbukMario Camerini (1936).
• mwbusmwbuwDer Mann, der nicht nein sagen kann, di Mario Camerini (1936).
• mwbu4mwbu8Pensaci, Giacomino!, di mwbvaGennaro Righelli (1936).
• mwbvimwbvmIl fu Mattia Pascal, di mwbvqPierre Chenal (1937).
• mwbvymwbvcTerra di nessuno, di mwbvgMario Baffico (1939).
• mwbvomwbvsEnrico IV, di mwbvwGiorgio Pastina (1943).
• mwbv4This Love of Ours, di mwbwaWilliam Dieterle (1945).
• mwbwimwbwmAltri tempi - Zibaldone n. 1, di mwbwqAlessandro Blasetti (1952).
• mwbwymwbwcL'uomo, la bestia e la virtù, di mwbwgSteno (1953).
• mwbwomwbwsQuesta è la vita (1954), di mwbwwGiorgio Pàstina, mwbw0Mario Soldati, mwbw4Luigi Zampa e mwbw8Aldo Fabrizi, film a episodi.
• mwbxemwbxiVestire gli ignudi, di mwbxmMarcello Pagliero (1954).
• mwbxumwbxyCome prima... meglio di prima (mwbxcNever Say Goodbye), di mwbxgJerry Hopper e mwbxkDouglas Sirk (1956).
• mwbxsmwbxwLiolà, di mwbx0Alessandro Blasetti (1963).
• mwbx8mwbyaIl viaggio, di mwbyeVittorio De Sica (1974).
• mwbymmwbyqIl turno, di mwbyuTonino Cervi (1981).
• mwbycmwbygEnrico IV, di mwbykMarco Bellocchio (1984).
• mwbysmwbywKaos, di mwby0Paolo e Vittorio Taviani (1984), adattamento da mwby4mwby8Novelle per un anno.
• mwbzemwbziLe due vite di Mattia Pascal, di mwbzmMario Monicelli (1985).
• mwbzumwbzyTu ridi, di Paolo e Vittorio Taviani (1998), adattamento da mwbzcNovelle per un anno.
• mwbzkmwbzoLa balia, di mwbzsBellocchio (1999).
• mwbz0mwbz4Chi lo sa? (mwbz8Va savoir), di mwbaaJacques Rivette (2001).
• mwbaimwbamOvunque sei, di mwbaqMichele Placido (2004), ispirato alle novelle mwbauAll'uscita e mwbayL'uomo dal fiore in bocca.
• mwbagmwbakL'attesa, di mwbaoPiero Messina (2015), ispirato a mwbasmwbawLa vita che ti diedi.
• mwba4mwba8La scelta, di Michele Placido (2015), ispirato alla commedia mwbbamwbbeL'innesto.
• mwbbmmwbbqLeonora addio, di Paolo Taviani (2022), la cui seconda parte è un adattamento de mwbbumwbbyIl chiodo.
• mwbbgmwbbkLa stranezza, di mwbboRoberto Andò (2022), ispirato a mwbbsmwbbwSei personaggi in cerca d'autore.
• mwbb4mwbb8Eterno visionario, di Michele Placido (2024), incentrato sulla vita pubblica e privata dell'autore.

Pirandello nell'opera lirica

• mwbcmLa favola del figlio cambiato di mwbcqGian Francesco Malipiero, 1934.
• mwbcyLiolà di mwbccGiuseppe Mulè, 1935.
• mwbckSix Characters in Search of an Author di Hugo Weisgall, 1959.
• mwbcwSagra del Signore della Nave di mwbc0Michele Lizzi, 12 marzo 1971.
• mwbc8Sogno (ma forse no) di mwbdaLuciano Chailly, 1975.
• mwbdiLars Clenn - Lo straniero di Paolo Rosato, 2008, libretto di Walter Zidarič tratto dalla novella mwbdmLontano.

Opere

• mwbdcmwbdgMal giocondo, Palermo, Libreria Internazionale Pedone Lauriel, 1889.
• mwbdoA la sorella Anna per le sue nozze, Roma, Tipo-Litografia Miliani e Filosini, 1890.
• mwbdwmwbd0Pasqua di Gea, Milano, Libreria editrice Galli, 1891.
• mwbd8Amori senza amore, Roma, Bontempelli, 1894.
• mwbeePier Gudrò, 1809-1892, Roma, Voghera, 1894.
• mwbemElegie renane, 1889-90, Roma, Unione Cooperativa Editrice, 1895.
• Traduzione di mwbeuJohann Wolfgang von Goethe, mwbeyElegie romane, Livorno, Giusti, 1896.
• mwbegZampogna, Roma, Società Editrice Dante Alighieri, 1901.
• mwbeoBeffe della morte e della vita, Firenze, Lumachi, 1902.
• mwbewLontano. Novella, in "Nuova Antologia", 1-16 gennaio 1902.
• mwbe4Quand'ero matto.... Novelle, Torino, Streglio, 1902.
• mwbfamwbfeIl turno, Catania, Giannotta, 1902.
• mwbfmBeffe della morte e della vita. Seconda serie, Firenze, Lumachi, 1903.
• mwbfuNotizia letteraria, in "Nuova Antologia", 16 gennaio 1904.
• mwbfcDante. Poema lirico di G. A. Costanzo, in "Nuova Antologia", 1904.
• mwbfkBianche e nere. Novelle, Torino, Streglio, 1904.
• mwbfsmwbfwIl fu Mattia Pascal, Roma, Nuova Antologia, 1904.
• mwbf4Erma bifronte. Novelle, Milano, Treves, 1906.
• Prefazione a mwbgaGiovanni Alfredo Cesareo, mwbgeFrancesca da Rimini. Tragedia, Milano, Sandron, 1906.
• Studio preliminare a mwbgmAlberto Cantoni, mwbgqL'illustrissimo. Romanzo, Roma, Nuova Antologia, 1906.
• mwbgyArte e scienza. Saggi, Roma, Modes, 1908.
• mwbggmwbgkL'esclusa, Milano, Treves, 1908.
• mwbgsUmorismo, Lanciano, Carabba, 1908.
• mwbg0Scamandro, Roma, Tipografia Roma, 1909.
• mwbg8La vita nuda. Novelle, Milano, Treves, 1910.
• mwbhemwbhiSuo marito, Firenze, Quattrini, 1911.
• mwbhqFuori di chiave, Genova, Formiggini, 1912.
• mwbhyTerzetti, Milano, Treves, 1912.
• mwbhgmwbhkI vecchi e i giovani, 2 voll., Milano, Treves, 1913.
• mwbhsCecè. Commedia in un atto, in "La lettura", n. 10, 1913.
• mwbh0Le due maschere, Firenze, Quattrini, 1914.
• mwbh8Erba del nostro orto, Milano, Studio editoriale Lombardo, 1915.
• mwbieLa trappola. Novelle, Milano, Treves, 1915.
• mwbimSe non così.... Commedia in tre atti, in "Nuova Antologia", 1º gennaio 1916.
• mwbiuSi gira.... Romanzo, Milano, Treves, 1916.
• mwbicE domani, lunedì.... Novelle, Milano, Treves, 1917.
• mwbikLiolà. Commedia campestre in tre atti, Roma, Formiggini, 1917.
• mwbisSe non così. Commedia in tre atti. Con una lettera alla protagonista, Milano, Treves, 1917.
• mwbi0Un cavallo nella luna. Novelle, Milano, Treves, 1918.
• mwbi8Maschere nude, 4 voll., Milano, Treves, 1918-1921:

I, mwbjiPensaci, Giacomino, mwbjmCosì è (se vi pare), mwbjqIl piacere dell'onestà, Milano, Treves, 1918.
II, mwbjyIl giuoco delle parti. In tre atti, mwbjcMa non è una cosa seria. Commedia in tre atti, Milano, Treves, 1919.
III, mwbjkLumie di Sicilia. Commedia in un atto, mwbjoIl berretto a sonagli. Commedia in due atti, mwbjsLa patente. Commedia in un atto, Milano, Treves, 1920.
IV, mwbj0L'innesto. Commedia in tre atti, mwbj4La ragione degli altri (ex Se non così). Commedia in tre atti, Milano, Treves, 1921.

• mwbkeBerecche e la guerra, Milano, Facchi, 1919.
• mwbkmIl carnevale dei morti. Novelle, Firenze, Battistelli, 1919.
• mwbkuTu ridi. Novelle, Milano, Treves, 1920.
• mwbkcPena di vivere così, Roma, Nuova libreria nazionale, 1920.
• mwbkkMaschere nude, 31 voll., Firenze, Bemporad, 1920-1929; Milano, Mondadori, 1930-1935:

I, mwbkwTutto per bene. Commedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1920.
II, mwbk4Come prima meglio di prima. Commedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1921.
III, mwblamwbleSei personaggi in cerca d'autore. Commedia da fare, Firenze, Bemporad, 1921.
IV, mwblmmwblqEnrico IV. Tragedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1922.
V, mwblyL'uomo, la bestia e la virtù. Apologo in tre atti, Firenze, Bemporad, 1922.
VI, mwblgLa signora Morli, una e due. Commedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1922.
VII, mwbloVestire gli ignudi. Commedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1923.
VIII, mwblwLa vita che ti diedi. Tragedia in tre atti , Firenze, Bemporad, 1924.
IX, mwbl4Ciascuno a suo modo. Commedia in due o tre atti con intermezzi corali, Firenze, Bemporad, 1924.
X, mwbmamwbmePensaci, Giacomino! Commedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1925.
XI, mwbmmmwbmqCosì è (se vi pare). Parabola in tre atti, Firenze, Bemporad, 1925.
XII, mwbmySagra del signore della nave, mwbmcL'altro figlio, mwbmgLa giara. mwbmkCommedie in un atto, Firenze, Bemporad, 1925.
XIII, mwbmsmwbmwIl piacere dell'onestà. Commedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1925.
XIV, mwbm4mwbm8Il berretto a sonagli. Commedia in due atti, Firenze, Bemporad, 1925.
XV, mwbnemwbniIl giuoco delle parti. in tre atti, Firenze, Bemporad, 1925.
XVI, mwbnqMa non è una cosa seria. Commedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1925.
XVII, mwbnyL'innesto. Commedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1925.
XVIII, mwbngLa ragione degli altri. Commedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1925.
XIX, mwbnoL'imbecille, mwbnsLumie di Sicilia, mwbnwCecè, mwbn0La patente. mwbn4commedie in un atto, Firenze, Bemporad, 1926.
XX, mwboaAll'uscita. Mistero profano, mwboeIl dovere del medico. Un atto, mwboiLa morsa. Epilogo in un atto, mwbomL'uomo dal fiore in bocca. Dialogo, Firenze, Bemporad, 1926.
XXI, mwbouDiana e la Tuda. Tragedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1927.
XXII, mwbocL'amica delle mogli. Commedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1927.
XXIII, mwbokLa nuova colonia. Mito. Prologo e tre atti, Firenze, Bemporad, 1928.
XXIV, mwbosLiolà. Commedia campestre in tre atti, Firenze, Bemporad, 1928.
XXV, mwbo0O di uno o di nessuno. Commedia in tre atti, Firenze, Bemporad, 1929.
XXVI, mwbo8Lazzaro. Mito in tre atti, Milano-Roma, Mondadori, 1930.
XXVII, mwbpemwbpiQuesta sera si recita a soggetto, Milano-Roma, Mondadori, 1930.
XXVIII, mwbpqmwbpuCome tu mi vuoi. Tre atti, Milano-Roma, Mondadori, 1930.
XXIX, mwbpcTrovarsi. Tre atti, Milano-Roma, Mondadori, 1932.
XXX, mwbpkQuando si è qualcuno. Rappresentazione in tre atti, Milano, Mondadori, 1933.
XXXI, mwbpsNon si sa come. Dramma in tre atti, Milano, Mondadori, 1935.

• mwbp4mwbp8Novelle per un anno, 15 voll., Firenze, Bemporad, 1922-1928; Milano, Mondadori, 1934-1937:

I, mwbqimwbqmScialle nero, Firenze, Bemporad, 1922.
II, mwbquLa vita nuda, Firenze, Bemporad, 1922.
III, mwbqcLa rallegrata, Firenze, Bemporad, 1922.
IV, mwbqkL'uomo solo, Firenze, Bemporad, 1922.
V, mwbqsLa mosca, Firenze, Bemporad, 1923.
VI, mwbq0In silenzio, Firenze, Bemporad, 1923.
VII, mwbq8Tutt'e tre, Firenze, Bemporad, 1924.
VIII, mwbreDal naso al cielo, Firenze, Bemporad, 1925.
IX, mwbrmDonna Mimma, Firenze, Bemporad, 1925.
X, mwbruIl vecchio Dio, Firenze, Bemporad, 1926.
XI, mwbrcLa giara, Firenze, Bemporad, 1927.
XII, mwbrkIl viaggio, Firenze, Bemporad, 1928.
XIII, mwbrsCandelora, Firenze, Bemporad, 1928.
XIV, mwbr0Berecche e la guerra, Milano, Mondadori, 1934.
XV, mwbr8Una giornata, Milano, Mondadori, 1937.

• mwbsiTeatro dialettale siciliano, VII, 'mwbsmA vilanza, mwbsqCappiddazzu paga tuttu, con mwbsuNino Martoglio, Catania, Giannotta, 1922.
• Prefazione a Nino Martoglio, mwbscCentona. Raccolta completa di poesie siciliane con l'aggiunta di alcuni componimenti inediti, Catania, Giannotta, 1924.
• mwbskmwbsoQuaderni di Serafino Gubbio operatore, Firenze, Bemporad, 1925.
• mwbswmwbs0Uno, nessuno e centomila, Firenze, Bemporad, 1926.
• Prefazione a mwbs8Ezio Levi, mwbtaLope de Vega e l'Italia, Firenze, Sansoni, 1935.
• Introduzione a mwbtiSilvio D'Amico (a cura di), mwbtmStoria del teatro italiano, Milano, Bompiani, 1936.
• mwbtuIn un momento come questo, in "Nuova Antologia", 1º gennaio 1936.
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Onorificenze

Cavaliere di Collare dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme

Arcade Minore della Secolare Accademia del Parnaso Canicattinese


Canicattì

Premio Nobel per la letteratura

«Per il suo ardito e ingegnoso rinnovamento dell'arte drammatica e teatrale»


Oslo

,

1934

Edizione nazionale delle opere

Il 15 novembre 2016 il mwbvyMinistero per i beni e le attività culturali e per il turismo con il DM 522cite-ref-84[84] ha istituito l'mwbvsEdizione nazionale dellmwbvw'mwbv0opera omnia di Luigi Pirandello.

Intitolazioni

A Luigi Pirandello è stato dedicato l'mwbwaasteroide mwbwe12369 Pirandellocite-ref-85[85].

Note

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Collegamenti esterni

• Sito ufficiale, su pirandelloweb.com.
• citereftreccani-itPirandèllo, Luigi, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaCorrado Alvaro, PIRANDELLO, Luigi, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1935.
• citerefsapere-itPirandèllo, Luigi, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) John Humphreys Whitfield, Luigi Pirandello, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefencyclopedia-of-science-fiction(EN) Luigi Pirandello, su The Encyclopedia of Science Fiction.
• citerefenciclop-dia-ita-cultural(PT) Luigi Pirandello, su Enciclopédia Itaú Cultural, Itaú Cultural.
• citerefdbiSimona Costa, PIRANDELLO, Luigi, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 84, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2015.
• citerefsiusaLuigi Pirandello, su siusa.archivi.beniculturali.it, Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche.
• citerefbewebLuigi Pirandello, su BeWeb, Conferenza Episcopale Italiana.
• citerefnobelprize-org(EN) Luigi Pirandello, su nobelprize.org.
• citerefliber-liberOpere di Luigi Pirandello, su Liber Liber.
• citerefmlolOpere di Luigi Pirandello, su MLOL, Horizons Unlimited.
• citerefopen-library(EN) Opere di Luigi Pirandello, su Open Library, Internet Archive.
• citereflibrivox(EN) Audiolibri di Luigi Pirandello, su LibriVox.
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• citerefisfdb(EN) Bibliografia di Luigi Pirandello, su Internet Speculative Fiction Database, Al von Ruff.
• citerefgoodreads(EN) Luigi Pirandello (autore), su Goodreads.
• citerefgoodreads(EN) Luigi Pirandello (personaggio), su Goodreads.
• citerefcatalogo-vegettiBibliografia italiana di Luigi Pirandello, su Catalogo Vegetti della letteratura fantastica, Fantascienza.com.
• Luigi Pirandello, in Archivio storico Ricordi, Ricordi & C.
• (EN) Luigi Pirandello, su Discogs, Zink Media.
• (EN) Luigi Pirandello, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation.
• (EN) Luigi Pirandello, su Comic Vine, Fandom.
• Registrazioni audiovisive di Luigi Pirandello, su Rai Teche, Rai.
• (EN) Luigi Pirandello, su IMDb, IMDb.com.
• (EN) Luigi Pirandello, su AllMovie, All Media Network.
• (EN) Luigi Pirandello, su Internet Broadway Database, The Broadway League.
• (DE, EN) Luigi Pirandello, su filmportal.de.
• Centro Nazionale Studi Pirandelliani, su cnsp.it.
• Edizione Nazionale dell'opera omnia di Luigi Pirandello, su pirandellonazionale.it.
• Istituto di studi pirandelliani, su studiodiluigipirandello.it.
• PirandelloWeb - Opera Omnia, audiolibri, tematiche intorno Pirandello, su pirandelloweb.com.

Alcune edizioni digitalizzate

• mwcdoEdizione dell’Opera Omnia di Luigi Pirandello digitale, su pirandellonazionale.it.
• mwcdwLuigi Pirandello, Enrico 4., Firenze, Bemporad e figlio, 1922. URL consultato il 9 aprile 2015.
• mwcd4Luigi Pirandello, Esclusa, Milano, Fratelli Treves, 1919. URL consultato il 9 aprile 2015.
• mwceaLuigi Pirandello, Fu Mattia Pascal, Milano, Fratelli Treves, 1919. URL consultato il 9 aprile 2015.